|
Le maglie di percalle rosa scelte dai fondatori sei
anni prima erano ormai ridotte a brandelli e dell’antico colore non
rimaneva, è proprio il caso di dirlo, che uno sbiadito ricordo. Era il
1903 e l’inglese John Savage, uno dei soci oltre che industriale
tessile, ebbe allora l’incarico dai dirigenti della Juventus di
provvedere alla nuova divisa da gioco. Savage si rivolse senza indugi
oltre manica mettendosi in contatto con un fornitore di stanza a
Nottingham. Nel giro di poche settimane dall’Inghilterra ecco giungere
un pacco contenente 15 nuove maglie: bianconere a strisce verticali e
colletto bianco. “Sono funeree!”: questa una delle prime espressioni
usate dai soci juventini che non celarono il loro stupore. D’altronde a
Mr Savage nessuno indicò il disegno, né i colori della nuova maglia. Ed
il corrispondente da Nottingham allertato dall’amico di provvedere
quanto prima e a prezzi convenienti, aveva avuto la giusta pensata di
spedire a Torino una divisa che giaceva in magazzino, quella a strisce
bianche e nere del Notts County. Così, in maniera a dir poco casuale,
nasceva giusto un secolo fa la leggenda bianconera. Perché, aldilà dei
mugugni, nei dirigenti juventini prevalse poi il buon senso e la
consapevolezza di possedere un completo da gioco molto “inglese”. E
per lo più fortunato: infatti con le nuove maglie, che contano otto righe
sul davanti, la Juventus per la prima volta raggiunge la finale scudetto e
due anni dopo, 1905, vince il suo primo campionato. In quei primi tempi la
divisa da gioco è completata da pantaloncini e calzettoni neri e talvolta
dalla presenza di laccetti all’altezza del colletto. 1930: nasce la Juve
del quinquennio. La maglia subisce un piccolo ritocco: uno scollo a
“v” bianco sostituisce il colletto. Calzettoni ancora neri con due
righine bianche sotto il ginocchio e pantaloncini bianchi. Ovviamente sul
cuore, per ben cinque anni, campeggerà il simbolo dello scudetto
dell’epoca, stemma sabaudo e fascio littorio. All’inizio degli anni
quaranta l’unica novità che si registra è l’adozione di un girocollo
bianco: è la maglia con cui esordisce in A Giampiero Boniperti. Ma c’è
anche un fatto nuovo: l’introduzione della numerazione obbligatoria. I
primi numeri sono bianchi su fondo nero e trovano posto in una rigatura più
ampia che viene adottata solo sul retro della maglia.
1950-51. La
Juventus, tornata l’anno prima a vincere il campionato dopo la tragedia
del Grande Torino, per la prima volta nella sua storia sfoggia lo scudetto
tricolore. Nel corso degli anni cinquanta l’unica variante che talvolta
compare è rappresentata dai calzettoni bianchi che vengono adottati
definitivamente nel 1957 giusto con l’arrivo a Torino di Sivori e
Charles. Ma c’è di più: cambiano anche le magliette. A dire il vero le
nuove divise della Juve sono in realtà casacche di tessuto non elastico,
piuttosto ampie, al punto che durante la corsa l’aria penetra sotto la
maglia creando un curioso effetto “a gobba”. Il colletto è bianconero
ed i numeri sono rossi. Con la “camiciola” la Juve conquista la stella
dei dieci scudetti e per oltre dieci anni non subirà cambiamenti. Unica
variante: i numeri che pur rimanendo rossi vengono, però, cuciti su un
quadratone bianco applicato sul retro della maglia. Sul finire degli anni
sessanta qualcuno inizia a guardare al futuro e già nel corso del
campionato 69-70 la maglia subisce alcune modifiche tornando al tessuto
elastico. Ma sarà solo dal campionato 70-71, dopo un esperimento estivo
con magliette con girocollo bianco fornite dalla Umbro, che sarà adottata
la maglia con undici strettissime righe e con un taglio decisamente più
moderno. I numeri sono bianchi e sono inseriti in un riquadro nero sulla
schiena; i pantaloncini corti e aderenti sono bianchi. Dello stesso colore
i calzettoni su cui spiccano due righe nere. E’ la giovine Juventus di
Armando Picchi, con Bettega, Causio, Capello e Spinosi. E’ la squadra
che nel corso degli anni settanta con Boniperti sulla tolda di comando,
vince cinque campionati. Ed è proprio lo scudetto tricolore l’unica
novità che contraddistingue la divisa bianconera, che rimarrà invariata
fino ai primi mesi del 1979 quando, per la prima volta, compare il logo
della Robe di Kappa. Già da qualche tempo l’azienda torinese fornisce
le divise bianconere e verso la fine del campionato 78-79 la Lega
autorizza le squadre a mostrare il marchietto dello sponsor tecnico che
viene collocato sulla parte destra della divisa, sui pantaloncini e sui
calzettoni. E’ il primo passo verso la modernità che di lì a due anni
porterà all’introduzione delle sponsorizzazioni vere e proprie. Nel
frattempo la Juve per alcuni mesi del campionato 79-80 ha introdotto una
piccola variante, più un vezzo che altro: i pantaloncini, bianchi,
presentano un bordino nero. Innovazione poco gradita, al punto che già
dall’anno successivo, quello del ritorno degli stranieri, i calzoncini
perdono quell’orpello. Nell’estate del 1981 l’Ariston diventa lo
sponsor ufficiale della Juventus. La maglia si arricchisce, in tutti i
sensi, di un elemento in più che va calato alla perfezione nello schema
che fin dall’inizio ha contraddistinto la divisa juventina: l’omogenea
distribuzione dei due colori. Soluzione scontata: scritta bianca su fondo
nero. Semmai il dato curioso è che, in un primo tempo, lo scudetto viene
collocato alla sinistra della stella e non sotto come tradizione. Ma già
alla prima di campionato tutto torna alla normalità. Il campionato 81-82
termina con la conquista del 20° scudetto: la nuova maglia, la prima di
Platini e Boniek, vedrà le due stelle, leggermente più piccole rispetto
al passato, racchiuse in una “scatolina” che fa tutt’uno con il
tricolore. Fino alla fine degli anni ottanta non si registrano novità di
rilievo ad eccezione di quello che accade il 1 novembre 1987: in occasione
del novantesimo anniversario la Juventus gioca la partita contro
l’Avellino ritornando alla vecchia maglia rosa con collettone bianco. I
pantaloncini sono neri così come i calzettoni. Completamente bianche le
maglie per i portieri.
L’avvento degli
anni novanta lascia tracce vistose anche sull’abbigliamento sportivo. Le
maglie non sono più di cotone, ma di materiale sintetico: più lucide ed
aggressive, ma che non si discostano molto dalla tradizione. Nel
frattempo, 89-90, è cambiato anche lo sponsor che è la Upim. Le
pochissime novità dei primi anni novanta sono date dal logo della Kappa
che viene colorato di verde e dallo sponsor Danone che dal 1992 si abbina
alla Juventus. Con l’avvento della triade, Giraudo-Moggi-Bettega,
profonde novità in tutti i campi, anche in quello del look. La Kappa
presenta una divisa ancora più al passo con i tempi, in cui le righe
bianconere sono leggermente più larghe e dove, mai successo prima
d’ora, appare il logo della Juve. Per il momento viene posizionato poco
sopra una “V” nera che
campeggia all’altezza del collo. Anche le stelle dei venti scudetti
cambiano versione: più grandi e liberate dalla scatolina. E’ la Juve di
Lippi che al primo colpo vince scudetto e Coppa Italia i cui simboli
compaiono uno a sinistra uno a destra nella maglia edizione 95-96 sul
nuovo sponsor che è la Sony. L’anno dopo l’unica nota di colore è la
scelta del nero per pantaloncini e calzettoni, ma il vero break con la
tradizione si ha con la divisa 97-98, sempre con il marchio Kappa. Righe
larghissime (solo 5 sul davanti, mentre nel passato non si era mai scesi
al di sotto delle sette), stelle e stemma societario dirottati sulla
manica sinistra, motivi tondeggianti sul retro e sulle maniche e
prevalenza del nero (anche per pantaloncini e calzettoni). L’unico
aggancio al passato la maglia rosa utilizzata il 23 luglio 97 per
celebrare i 100 anni dalla fondazione. 1998-99, si torna al passato:
colletto bianco, righe tradizionali e numeri rossi.
Le leggi del
merchandising adesso impongono nuove maglie per ogni stagioni e, se
possibile, due o più sponsor. La maglia 99-2000 ha un’unica variante:
la banda nera con il logo della Kappa che scorre lungo le maniche. Tornano
i numeri bianchi su campo nero. Il 2000 segna l’addio alla Kappa e
l’avvento della Lotto. In campionato appare come sponsor tecnico il
marchio Ciaoweb che trova spazio anche sulle spalle. La maglia mantiene la
rigatura tradizionale e porta sul cuore il logo della Juventus. L’anno
seguente, le righe diventano sensibilmente più sottili, ritorna il bianco
per pantaloncini e calzettoni, mentre il marchio della Lotto sostituisce
quello di Ciaoweb. La penultima novità, quella della stagione 2002-03,
ricorda molto da vicino la tanto criticata innovazione di 5 anni prima. Le
strisce bianconere sono racchiuse in un ellisse nero che diventa il colore
predominante essendo neri anche calzoncini e calze. Lo scudetto, per la
prima volta nella storia bianconera, viene posizionato sulla sinistra,
lasciando il lato opposto alle stelle e allo stemma sociale. E adesso,
Nike.
Box 1 – Seconde
e terze maglie
La prima maglia
di riserva è stata bianca. Per tutti gli anni cinquanta e sessanta e, in
due riprese anche nelle ultime stagioni,
la Juve ha indossato una candida maglietta come divisa di scorta. A metà
anni cinquanta, comunque, la Juventus utilizzò talvolta come seconda
maglia una completamente blu con banda orizzontale bianconera. Rimasta
memorabile la tenuta nera delle sfide dei primi anni sessanta con il Real
Madrid, poi recuperata anche in epoche più recenti, le due divise di
riserva più gettonate sono state quella blu e quella gialla. La prima fu
introdotta nel 70-71 ed il bianconero appariva tanto nel girocollo, quanto
nei bordi. In maglia blu, stavolta con colletto aperto, la Juve vinse la
sua prima Coppa Uefa, nel 1977. Sempre in blu, con tanto di stellone
gialle sulle spalle, i bianconeri si sono aggiudicati la Coppa dei
Campioni nel 96. La maglia gialla con bordi blu (i colori dello stemma di
Torino) fu utilizzata per la prima volta nel 1983 ed è stata mantenuta
per dieci stagioni. In giallo la Juventus vinse la Coppa delle Coppe nel
1984 a Basilea. Curioso il caso della divisa indossata in semifinale di
Coppa dei Campioni contro il Widzew Lodz nel 1983: completo celeste con
bordi bianconeri. Dopo quell’occasione la Juve non l’ha più usata.
Box 2 – I portieri
“La classe del portiere comincia dalla divisa”.
Sono parole del compianto Vladimiro Caminiti che amava in particolar modo
Combi che indossava spesso maglioni bianchi con richiami neri
all’altezza del colletto. I suoi successori, Sentimenti IV e Viola
preferivano la divisa completamente nera. Ritorno al bianco con Mattrel e
Vavassori. Due i modelli: uno a paricollo, l’altro con un’ampia doppia
V nera sul davanti. Ancora nero con Anzolin, Carmignani e soprattutto Zoff.
La maglia era semplice e affascinante: nera con girocollo bianco. Neri
anche pantaloncini e calzettoni. Rarissime le eccezioni: si ricorda uno
Zoff in calzoncini bianchi nel novembre 73 (finale con l’Independiente a
Roma) e cinque anni dopo in Coppa dei Campioni contro il Borussia. Dal 75,
messo al bando il nero, Zoff ripiegò sul grigio e sul verde. Con
l’avvento di Tacconi la maglia da portiere si colora con sporadici
ritorni anche al nero. Curiosa la divisa di Peruzzi nella finale di
Champions 1996: giallo canarino con due stellone blu sulle spalle.
Nicola Calzaretta
( Fonte : Guerin Sportivo - numero 29 - 22/28 luglio 2003 )
|