Recensione editoriale : C'èra una svolta - di Nicola Calzaretta - Gallucci editore


Dopo la pubblicazione dell'opera "Secondo Me - una carriera in 12esimo" , un libro dedicato a Luciano Bodini ed a tutti quei portieri che hanno avuto prevalentemente il numero 12 sulla maglietta, Nicola Calzaretta ritorna con un nuovo libro, una raccolta di articoli già pubblicati dal Guerin Sportivo, rivisti e ripresentati con foto e figurine dei personaggi raccontati con il piglio del "cosa farò da grande?". 

 

Autore: Nicola Calzaretta
Editore:
Gallucci edizioni
Sport: Calcio
Tipo: Libro
Lingua: Italiano
Prezzo:   € 15,00
Pagg.: 290 
 

 

Prefazione - CHE VITA E DOPO - di Andrea Aloi
C'era una svolta. Così non incominciano le favole, anzi spesso non incomincia proprio niente. Ieri uscivi nel sole a correre tra quattro mura di occhi, cori e insulti, il giocolavoro per cui eri attrezzato. Oggi mordi inequivocabilmente il fatto di essere solo e fermo. È una piccola morte naturale e istantanea, il reset ineluttabile scritto coi forse di un'altra vita che devi imparare a masticare in fretta. Molti dei calciatori interrogati da Nicola Calzaretta con l'affetto complice del suiveur mai sazio di storie e di pallone, la vita numero due se l'erano preparata, molti no. Agenti di commercio, nel ramo immobiliare o delle assicurazioni, le cose classiche e il caleidoscopio dei mestieri concessi a ex giovanotti che non hanno sperperato diottrie sui libri. Mario lelpo, avvocato con studio a Milano, non difende più pali ma persone e in commedia recita la parte dell'eccezione accanto al farmacista Leo Picchi (lui sì, il fratello di Armando) e a Giancarlo Bercellino, riassorbito dal maglificio di famiglia.'
Il resto è Egidio Calloni, a spasso per piazzare i gelati Algida. O Giuseppe Tomasini, scudettato con Riva nel '70, incantato dall'isola e orgoglioso benzinaio Agip a Cagliari. 0 Carlo Furlanis: lo recitavamo a memoria tra Negri e Pavinato, se n'è andato in pensione dopo robusti trascorsi da falegname. E Massimo Orlando ristoratore fiorentino, Angelo Anquiletti gestore di autolavaggio, Adolfo Gori revisionatore di canotti di salvataggio coi capelli bianchi e un nipotino in braccio a far da mejnento della ruzzola vertiginosa che prendono i giorni e noi con loro.

Adolfo tricolore nella Juve '67,.stesso sorriso un paio di reincarnazioni dopo.
Dicono che è stata dura, là fuori, coi pareggi, le autoreti, i gol in zona Cesarini, sotto i piedi asfalto e davanti sgambetti senza il nome sulla maglia. Hanno tirato avanti, sul campo avevano imparato a dare e ricevere. Almeno quello. Il lavoro del football è individualista ma comunitario, fai squadra per necessità e diventa più o meno piacere, hai tempi scolastici, collegiali, scanditi dal club, dai calendari del campionato e un po' non sei obbligato a crescere: limare il controllo di destro e assorbire a puntino la telemetria della diagonale sono la crescita. Levarsi i colori di dosso è tornare borghesi e sentirsi reduci. "Ha militato nella Spal": non si dice così?
Niente adrenalina, mille bollette e uno specchio per salutare di mattina la persona che deve occuparsi di te. Schillaci ha ammesso da qualche parte di provare nostalgia per le rime poco baciate che i tifosi avversari gli dedicavano: dolce ascoltare quel "ruba le gomme, Schillaci ruba le gomme". I nostri uomini della svolta non rimpiangono la notorietà ma l'esser di casa in un'intera città, patiscono il freddo comune e la mancanza di un sorriso gratuito. I piccoli microbi della folla solitària che circolano da quest'altra parte, nei "distinti centrali". Di qua non ci facciamo più caso, siamo capaci di starnutire in silenzio.
Poi, comunque, una favola c'è. Basta sapersela raccontare. Quand'ero ragazzino, Giovanni Udovicich, difensore fiumano incastonato nel Novara dal '57 al '76, mi pareva un'esagerazione verticale, un oblungo (da leggere con tre "u") terminato dalla cupola calva. In realtà - sempre quella, accidenti - Nini è alto un metro e ottantatré e, frequentando per dovere d'ufficio gli almanacchi, me n'ero fatta con gli anni una ragione, l'avevo ridimensionato benché con un certo fastidio: "loro" devono restare forti, sempre-giovani e, se del caso, oblunghi. È una specie di riserva mentale, la santa riluttanza a diventare meno felici di quanto lo eravamo da pischelli, proiettata su un frame in bianco e nero o una figurina. Quando Nicola, che è maramaldo, mi ha proposto di fiocinare Udovicich, ho accettato il rischio di sapere troppo. Il profugo dalmata, l'ussaro che aveva pattugliato i contrafforti del Novara per 516 partite s'era acconciato, prima della pensione, a commesso di banca e ringraziava ancora chi aveva mantenuto la promessa d'impiegarlo a campagne finite. Passava i pomeriggi al bar davanti allo stadio Comunale e soprattutto, nelle foto che Nicola mi aveva girato, non era più oblungo. Senza il monumento equestre che meritava e di misura standard. Fa freddo da quest'altra parte.

 

 


 


( by CalcioFans.com )

Segnala questo sito ad un amico

Stampa la Pagina

© 2000-2004 Copyright CalcioFans.com