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ULTRAVIOLENZA
STORIE
DI SANGUE DEL TIFO ITALIANO
Otto storie del secondo
dopoguerra che racchiudono il senso e i modi della violenza nel
tifo italiano. Le vicende sono raccontate senza omissioni e con i
contributi di molti degli interessati, in modo crudo, realistico,
forse spietato, ma rigorosamente documentato. Pian piano il
lettore vede concretarsi negli stadi gli stessi mali che
affliggono la sua vita, la società in cui vive. Il calcio diventa
negli anni in modo sempre più chiaro l’immagine speculare di ciò
che avviene anche fuori del rettangolo di gioco. Affari,
delinquenza comune e organizzata, omertà, trame politiche,
malasanità e malagiustizia. Tutto questo viene ricondotto a
fattore comune e trova nel tifo calcistico il terreno di
incontro-scontro ideale.
COMUNICATO STAMPA :
"Testa o croce?", chiede l'autore
all'ipotetico lettore. Si comincia dalla testa, ma la croce non
manca. È piuttosto la delizia a latitare. 8 storie del secondo
dopoguerra raccontano il senso e i modi della violenza nel tifo
italiano. Altrettante persone perdono la vita a causa della furia
ultra dentro e fuori lo stadio. Narrano i fatti, senza omissioni
da parte dell'autore, molti degli interessati, in modo crudo,
realistico, forse spietato, ma sempre rigorosamente documentato.
Interviste esclusive ai parenti di alcune vittime completano il
tutto.
L'autore si fa da parte, non interviene,
neanche a migliorare stilisticamente il linguaggio di chi parla.
Dirà la sua opinione soltanto alla fine. La violenza cambia nei
modi, per condurre i fatti sempre agii stessi risultati. Come nel
Gattopardo, di Tornasi di Lampedusa, "cambiare tutto per non
cambiare nulla". Alcune storie sono molto note, in
particolare quella di Vincenzo Paparelli e quella di Vincenzo
Claudio Spagnolo. Altre sono meno conosciute, ma, per certi versi,
perfino più interessanti per l'intreccio narrativo e per le
connessioni fra poteri calcistici e non.
Con lo scorrere delle pagine il lettore
percepisce dinanzi ai suoi occhi la riproposizione intorno agli
stadi degli stessi mali che affliggono la sua vita, la società in
cui vive. Il calcio diventa negli anni in modo sempre più chiaro
l'immagine speculare di ciò che avviene anche fuori del
rettangolo di gioco. Affari, delinquenza comune e organizzata,
omertà, trame politiche, malagiustizia e perfino malasanita.
Tutto questo viene ricondotto a fattore comune e trova nel tifo
calcistico il terreno di incontro-scontro ideale. Le storie
trattate percorrono 40 anni esatti del secondo dopoguerra: il
periodo 1963-2003.
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Gli ultra sono in tutto e per tutto prodotti
di questa società, in Italia come nel resto d'Europa. Tuttavia,
altrove il problema della violenza negli stadi è stato in qualche
modo depotenziato, se non risolto. Nel nostro Paese, invece, si è
lontani da una soluzione che vada oltre un senso apparente di
ordine pubblico. Calcio e politica temono gli ultra, li coccolano,
se li tengono buoni. Per ora. Forse un giorno si libereranno degli
ultra, quando la loro presenza non sarà più ritenuta necessaria.
Ma per ora questa appare una missione impossibile. Troppi
interessi di varia natura ostacolano un'operazione di tale
complessità.
Ma nel frattempo cosa sarà successo al
calcio e più in genere alla nostra società? E se la violenza,
quella stessa violenza, presente in modo quasi fisiologico nella
nostra vita, si canalizzasse altrove? O se, peggio ancora,
divenisse "di Stato", come il concetto di ultraviolenza
espresso nel profetico "Arancia meccanica" di Stanley
Kubrick? Oltre a Kubrick, viene in mente la visione apocalittica
di George Orwell in 1984. E se le telecamere e i sistemi di
controllo e monitoraggio venissero estesi a tutta la nostra vita
quotidiana? In quale misura ne risentirebbero le libertà
individuali?
Sono questi alcuni dei quesiti cui il
presente volume cerca di rispondere, senza blandizie, ma evitando
risposte apocalittiche preconcette. Di certo, lo stato attuale del
calcio non sembra invogliare all'ottimismo. Ma il futuro,
incognita per eccellenza, è sempre una grande sfida aperta per
ipotizzare e prefigurare scenari. Nel calcio, ma anche nella
società civile. E non è necessariamente detto che tutti i mali
vengano per nuocere.
Diego Mariottini classe 1966, è nato, vive e resiste a Roma.
Laureato a Roma nel 1991 con una tesi di Storia Contemporanea, è
giornalista pubblicista dal 1994. Collaboratore "free lance"
presso carta stampata, radio e televisione, nonché autore di saggi
storico-politici, si occupa da anni di comunicazione istituzionale
nell'ambito della Pubblica Amministrazione.
"Ultraviolenza" è la sua prima opera saggistica sul fenomeno
ultras in Italia.
Autore: Diego
Mariottini
Dimensioni: 15 x 21 cm
Pagine: 160
Data di pubblicazione: novembre 2004
Prezzo: € 13,00
Per informazioni: info@bradipolibri.it
Per acquisti e prenotazioni: acquisti@bradipolibri.it
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