| La Juventus, quella del biennio
1976-1978 è stata di gran lunga la squadra più fedele al marchio
bianconero. Fabbrica, non galleria d'arte. Prosa, non poesia. La
Juve, quella Juve, giocava come mangiava, bonipertiana fino al
midollo. La Juve, quella Juve, era di cemento. Onorare la maglia,
meritare il sorriso della sorte, mai arrendersi. Non era un modo di
dire: era un modo di essere. Tutti ne venivano contagiati, anche i
più ribelli, anche i più imbelli. Aveva alzato un centrocampo di
ferro, dalle parti di Benetti e Furino era sinceramente sconsigliato
avventurarsi, e poi Tardelli detto Schizzo, il francobollo Gentile,
l'albeggiante Cabrini, l'eleganza chirurgica di Bettega, il ghigno
di Boninsegna, lo stile Scirea, i silenzi di Zoff. Forte dentro,
forte fuori. Baciante gli dei, e dai medesimi baciata. La Juve,
allora, costituiva il massimo degli approdi professionali. Siamo nel
‘76-77 e ‘77-78, anni in cui si spandono ovunque anche tensione,
gambizzazioni, scontri fra forze dell´ordine e manifestanti,
attentati, esplosioni, rapimenti, difficoltà del governo Andreotti,
sequestri, terremoti, agenti chimici che inquinano l´etere,
clamorose fughe da carceri e uccisioni di innocenti. Il libro sa
rendere tutto questo con lucido rigore giornalistico, con
annotazioni di carattere politico-sociale, con roventi flash
cronistici. In appendice al libro, anche le formazioni e i
risultati, partita per partita, dei due campionati, delle Coppa
Italia, delle Coppe europee.
... Ho potuto rivivere, leggendo questo
libro, il periodo più bello della mia carriera di calciatore. Un
vero concentrato di emozioni, una serie impressionante di reti,
alcune davvero pregevoli, che si erano defilate dalla mia memoria.
Non potrò invece mai dimenticare il diapason di quegli anni, i
quattro giorni intercorsi fra Bilbao e Genova. Si poteva vincere
tutto, come avvenne...
(dall'introduzione di Roberto Bettega)
... Lo stile Juventus, formula diventata un tormentone se non,
peggio, un luogo comune, venne rilanciato in quegli anni, da
quegli uomini. Onorare la maglia, meritare il sorriso della sorte,
mai arrendersi. Non era un modo di dire: era un modo di essere.
Tutti ne venivano contagiati, anche i più ribelli, anche i più
imbelli. La Juve, allora, costituiva il massimo degli approdi
professionali. Per questo, fu possibile realizzare il progetto che
ha spinto Mario e Andrea Parodi a tradurlo in un libro,
ancorandone la trama all'Italia dell'epoca, un'Italia bagnata dal
sangue di Aldo Moro e della sua scorta...
... di tutte le Juventus che ho conosciuto, quella del biennio
1976-1978 è stata di gran lunga la squadra più fedele al marchio
e alle esigenze. Fabbrica, non galleria d'arte. Prosa, non poesia.
La Juve, quella Juve, giocava come mangiava, bonipertiana fino al
midollo...
(dalla presentazione di Roberto Beccantini)
...così al fianco dei folgoranti colpi di testa di Bettega, dei
merletti cuciti da Scirea e Causio, degli schizzi di Tardelli, dei
ruggiti di Furino, Benetti e Boninsegna possiamo degustare il
sapore grigio, crudo e spesso crudele di capitoli farciti di
ansia, sospetti, apprensioni e tragica violenza. Siamo nel 76-77 e
‘77-78, anni in cui si spandono ovunque tensione, gambizzazioni,
scontri fra forze dell’ordine e manifestanti, attentati,
esplosioni, rapimenti, difficoltà del governo Andreotti,
sequestri, terremoti, agenti chimici che inquinano l’etere,
clamorose fughe da carceri e uccisioni di innocenti. Il tutto è
offerto dal tandem Parodi con lucido rigore giornalistico, con
improvvise riesumazioni di carattere politico-sociale attraverso
roventi flash cronistici.
(dalla prefazione di Angelo Caroli)
Mario Parodi è nato nel 1950 a Torino,
dove vive e lavora come insegnante di materie letterarie in un
istituto superiore. Laureato in Semiologia con una tesi sul
racconto giornalistico, è alla sua settima pubblicazione.
Andrea Parodi è nato nel 1978 a Torino.
Laureando in Storia Contemporanea, è alla sua prima
pubblicazione.
|