Rassegna Stampa : «Romero si comporti da uomo» Pasqualin: «Aiutai il club granata a riprendersi la Coppa Italia del 1943, adesso scopro che l’ha tenuta Cimminelli. (Tuttosport)


LA TESTIMONIANZA
«Romero si comporti da uomo»

Pasqualin: «Aiutai il club granata a riprendersi la Coppa Italia del 1943, adesso scopro che l’ha tenuta Cimminelli. Nella vita bisogna essere coerenti: l’ex presidente rispetti le parole che allora mi disse. Con un atto di coscienza si possono rimettere tutte le cose a posto»


PIERO VENERA

TORINO. L’avvocato Claudio Pasqualin
è ancora basito. «Ho letto Tuttosport e mi sono indignato: la Coppa Italia del 1943 è stata comprata all’asta da Christie’s perché tornasse ai suoi legittimi pro­prietari, ovvero il Torino e i suoi tifosi. Ora si scopre che così non è, e che quel cimelio se l’è tenuto il patron Cimminelli.

Sono passati alcuni giorni eppure questa storia proprio non mi va giù: perché alla base c’è un piccolo inganno, e a questo punto credo sia giusto che si sappia come sono andate le cose».
Prima di lasciar spazio al racconto di Pasqualin, il lettore deve sapere che il decano dei procuratori è - assieme allo spagnolo Maniol - il più importante collezionista del mondo di cimeli sportivi. Un tempo erano in tre, ma la raccolta privata dell’inglese Langton è stata acquistata dalla Fifa per allestire il proprio museo. Ora si comprenderà meglio perché il 24 settembre 2002 l’avvocato Pasqualin fosse a Londra, nella sede della celebre casa d’aste. «Ero lì per valutare l’affare, non lo nego mica, il pezzo dal punto di vista dell’interesse era veramente importante. 


Londra, 24 settembre 2002: nella sede di Christie’s, Claudio Pasqualin posa per una foto ricordo con la Coppa Italia vinta dal Torino nel 1943. Il decano dei procuratori possiede una straordinaria collezione ed era fortemente interessato a quel pezzo.
Solo la telefonata del presidente Romero lo fece recedere dal proposito di partecipare all’acquisto del cimelio granata

Poi in un certo senso venni dissuaso da Tuttosport e dalla sacrosanta campagna di stampa atta a riportare quella Coppa nell’unico posto dove dovesse stare: nella sede del Torino, accanto agli altri cimeli della società granata. Io m’ero preso la briga di andare a Londra, dove peraltro incontrai l’inviato del vostro giornale, ma nessuno del Torino. Il club granata non era rappresentato: che strano, pensai. Solo mezz’ora prima dell’asta ricevetti una telefonata del presidente Romero, il quale mi esplicitò l’interesse del club di riportare a casa quel cimelio. Loro parteciparono all’asta via telefonica, ma il problema è che c’erano sei operatori pronti a rilanciare. Come potevo sapere chi ci fosse dall’altra parte della cornetta? Nel dubbio fui costretto a chiamare un rialzo, poi compresi attraverso la complicità di un funzionario chi fosse in collegamento con Torino. A quel punto controllai gli eventi e in qualche modo aiutai il Torino a riprendersi la sua Coppa. Poco dopo ricevetti un’altra telefonata di Romero, con mille salamelecchi e l’elogio della mia straordinaria sensibilità, eccetera eccetera. Nei giorni successivi ricevetti le stesse gratificazioni attraverso le colonne di Tuttosport,sempre per bocca del presidente granata. Ecco, oggi che mi sento un po’ gabbato chiedo a Romero di essere coerente con quelle parole: è importante essere uomini nella vita. Consigli bene Cimminelli. Il loro livello di impopolarità mi pare già abbastanza alto, forse un atto di umanità darebbe un piccolo contributo a migliorare la situazione. Questi due spiccioli di vita terrena valgono la pena d’essere spesi bene: con un gesto di coscienza si possono rimettere le cose a posto. Capisco che Cimminelli l’abbia pagata con i suoi denari e che sia pure costata tanto: però l’ha comprata per il Torino, non per se stesso, questi erano i patti. La mia è soltanto la mozione dei buoni sentimenti: è opportuno che quella coppa sia ricollocata laddove deve stare per ubicazione naturale. Anche io ero intrigato, ma di fronte alle accorate parole del presidente Romero ho risposto obbedisco e mi sono fatto da parte, mettendo tutte le mie conoscenze al buon fine dell’operazione. L’ho fatto per il Torino, non per un interesse delle persone che lo rappresentavano ».

Fonte : Tuttosport - sabato 28 ottobre 2006 - pag. 15


 


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