Rassegna Stampa : Continua la maledizione del trofeo nazionale vinto dal Grande Torino nel ’43 - Le tappe - Le dichiarazioni - Le promesse (Tuttosport)


Continua la maledizione del trofeo nazionale vinto dal Grande Torino nel ’43
La Coppa ce l’ha Cimminelli

Il patron del fallimento aveva promesso di donarla al club, ma se l’è tenuta

Sparito per 31 anni e rispuntato nelle mani dell’ex terzino Fossati, il prezioso cimelio era stato acquistato a un’asta di Christie’s per 63 mila euro. Ritrovata intanto in un sottoscala la Mitropa Cup


MARCO BONETTO

TORINO. Questo è Cimminelli, bellezza. Che illusi: credevamo di non dover più scriverlo. Invece dobbiamo ripeterci: come ai tempi delle inchieste di Tutto­sport sulla sciagurata gestione granata del signor Ergom. Gestione che fece fallire il Torino: 80 milioni di debiti. Perché questo è Francesco Cimminelli, bellezza. E quell’altro è il suo sodale, Attilio Romero detto Tilli.

La celebre Coppa Italia vinta dal Grande Torino nel 1943

Che cosa si scopre, adesso? Quel gran tifoso juventino che nel 2000, da fornitore della Fiat, comprò il Torino ( Cimminelli, appunto), si tiene la Coppa: «E’ mia. Non la vendo, non la regalo. E’ mia, l’ho pagata. E’ mia ed è in buone mani». Ma di quale Coppa si sta parlando? La Coppa Italia vinta dal Grande Torino nel ’43. Uno dei cimeli più antichi e importanti per la storia del calcio italiano, non solo per il Toro e il suo popolo. Un trofeo idealmente bagnato nel sangue di Superga, nel ’49. La Coppa di Natalino Fossati, per intenderci. Sembra maledetta la storia di quel purissimo trofeo, conquistato da Valentino Mazzola e compagni, conservato nelle varie sedi granata fino al ’71 e poi sparito per 31 anni. Nell’agosto 2002 fu messo all’asta dall’ex terzino del Toro (Fossati, appunto) per tirare su dei soldi: a Londra, da Christie’s. Un giallo internazionale. Nell’attesa della vendita esplose un putiferio, non solo i tifosi granata andarono su tutte le furie. I misteri si accavallarono, vennero pure fuori storiacce sui furti dei cimeli. La Procura indagò. Alla fine il pm Guariniello credette a Fossati: che sosteneva di aver conservato quella Coppa a casa per 3 decenni. Disse che gliel’aveva regalata il presidente Pianelli, nel ’71: eppure Pianelli negò, anche davanti ai magistrati. Ma nel momento più terribile per il terzino, dopo quasi un mese di indagini e scoop, spuntò «una foto del ’72»: Fossati con l’ex moglie, a casa. E, tra loro, la Coppa. Una foto autentica, accertò la Procura. «Visto? Sono innocente », urlò Fossati. Caso chiuso. Ma restava il pericolo che quel cimelio finisse in chissà quali mani, all’asta. Perduto per sempre, nei fatti. In ballo non vi erano solo questioni romantiche: perché quel cimelio «è per sempre un patrimonio storico, spor­tivo e culturale del Toro, della sua gente, di tutta la città e dell’Italia intera, tanto quanto anche il Grande Torino rappresentò nel Dopoguerra la rinascita di una nazione libera e onesta. Quella Coppa è un patrimonio senza prezzo da salvare a tutti i costi». Parlava così il sindaco Sergio Chiamparino, 4 anni fa: non da solo, ovviamente. Il già contestatissimo Cimminelli fu, in parole povere, obbligato a muoversi. E il 24 settembre 2002 il signor Ergom comprò la Coppa da Christie’s. Spese circa 63 mila euro, ma come privato cittadino: non quale padrone del Torino o coi soldi del Torino. Dichiarò: «I tifosi sono contenti, ma io non provo niente. Io non penso alle emozioni, ma alla gestione aziendale». Difatti il suo Torino sarebbe fallito, 3 anni dopo. Ma disse anche: «Terrò la Coppa sotto chiave, come tutte le altre. Il Toro avrà un suo museo: voglio che la gente possa vedere i cimeli». Ma siamo ancora qui che lo aspettiamo, quel museo. In compenso Cimminelli non ci mise molto a comprare la prima sede del suo Torino, lussuosa, in piazza San Carlo (il club era in affitto, lui ne sfruttò il diritto di prelazione). E lo fece traslocare, il Torino. Nemmeno il figlio Simone ci mise molto a ristrutturarle, quelle sale: da un anno e mezzo ci abita e si diverte lui, lì. Intanto i cimeli finirono in un sottoscala, in uno sporco seminterrato di via del Carmine. Ammassati, dimenticati.

Cimmi & Tilli
erano pure convinti che tra le Coppe perdute o rubate ci fosse anche la Mitropa: non è così, per fortuna. L’hanno scoperto gli uomini di Urbano Cairo, l’uomo che ha resuscitato il Toro. E che ha comprato lo storico marchio granata e tutti i cimeli (acquistabili) presso il Tribunale fallimentare: spendendo quasi un milione e mezzo. Ordunque: quando sono andati a ritirare le Coppe, gli uomini di Cairo hanno ritrovato la Mitropa a terra, sommersa dai trofei del vivaio, come una cianfrusaglia. Cairo avrebbe voluto comprare anche quella Coppa Italia del Grande Torino, ovviamente. E il Tribunale vendergliela. Ma Cimminelli dimostrò di averla acquistata all’asta a titolo personale. Dunque non faceva parte del patrimonio dei cimeli da poter vendere a Cairo: dura legge, ma legge. «La Coppa è stata acquistata a nome di Cimminelli, ma al Torino verrà donata non appena un emissario granata verrà qui a Londra a prenderla», disse Rik Pike, portavoce di Christie’s, ad asta appena conclusa: sempre 4 anni fa, confermando quella sorta di patto d’onore che Cimminelli e Romero avevano stretto con la storia e gli uomini. La legge sia rispettata, certo: ma si salvi la Coppa. Non è maledetta. Maledetta è la storia, certe volte.
Questo è Cimminelli, bellezza. E quell’altro è Romero. L’avevamo dimenticato: che errore.

 

LE DICHIARAZIONI

«E’ mia, non la regalo e non la vendo»
Cimminelli: «Potrei prestarla per esporla solo quando il Torino sarà un vero Torino. Lo decideremo io e Romero»


La telefonata con Cimminelli.

CIMMINELLI, dov’è la Coppa del Grande Torino?

«Ce l’ho ancora io».
E si sente a posto anche con la coscienza, vero?

«L’ho pagata con i miei soldi. E’ mia, non rompetemi le scatole».
Secondo le nostre fonti, lei ha dovuto dimostrare al Tribunale fallimentare di avere il diritto legale di tenerla.

«Ma che minchia ne so? Io lavoro. Queste cose col Tribunale le curava un mio uomo (Paiuzza, ndr). La Coppa è mia e nessuno me la porta via. Ma è giusto che un giorno sia visibile a tutti».
Vivaddio. Quando?

«Quando il Torino sarà un vero Torino Calcio».
E che significa ’sta frase?

«Vuol dire tutto e niente».
Lei è ambiguo, al solito.
«Non è vero».
Che cosa dovrebbe dimostrarle
Cairo?
«Niente. Ma devo capire che Torino sarà. Ne parlerò anche col mio amico Romero. Che è pure un bravo dipendente. Cura la pubblicità, l’immagine delle mie aziende. Ha e fa un bel lavoro, sa? Più o meno quello che faceva per l’avvocato Agnelli, credo».
La sua coscienza dovrebbe imporle di donare la Coppa
al Municipio, se non al Torino. La venda, piuttosto.
«Potrei anche darla in esposizione al museo del Grande Torino a Superga. Ma non la regalerò a nessuno e non la venderò neanche se mi offrissero un milione. Io non speculo sul Torino»
Ma se l’ha fatto fallire dopo 99 anni di vita! Suvvia, abbia almeno un po’ di pudore.

«Quando capirò che il tempo sarà opportuno e a chi prestarla, vedrete la Coppa. State tranquilli, non la vendo ai collezionisti: sta in buone mani, le mie».
Ma come si fa a stare tran­quilli con lei, dopo tutto quello che ha fatto?

«Ho fretta, devo attaccare».
Aspetti. Il 3 dicembre il Torino compirà 100 anni: il tempo sarà diventato opportuno,
quel giorno?
«Non so. Devo ancora sentire Romero. O meglio: anche Romero. Ma ora basta, attacco».
Aspetti...

«Ho detto basta». Clic.
M.BON.

Cimminelli e Romero

 

L’ex presidente: «Non so dove sia»
La telefonata a Romero.

ROMERO, dov’è la Coppa?

«Non ne ho la minima idea».
Tanto per cambiare: come per mille cose del Toro, ma lei era “solo” il presidente.

«Credo che sia ancora nei forzieri della vecchia sede granata di via del Carmine».
No, non è in quello sporco seminterrato.

«Allora non so».
Chissenefrega?

«No. Io penso al Toro tutti i giorni e le notti».
Ma davvero?
«Sì. Sono affezionato al Toro e ai cimeli del Toro».
Però in 4 anni non si è mai chiesto dove diavolo fosse finita la Coppa.

«Me ne occuperò adesso».
Ma lei si sente a posto?

«Da quando il Torino è fallito? No. Però provo sempre dei grandi sentimenti per il Toro».
Eppure si è scordato del Grande Torino.

Clic.
M.BON.


LE TAPPE DELLA VICENDA


Triste vicenda su cui indagò pure la Procura


30 maggio ’43

Dopo lo scudetto, il Grande Torino vince anche la Coppa Italia.


27 giugno ’71

Per la finale di Coppa Italia col Milan il presidente Pianelli porta a Genova - sede della partita - il trofeo del ’43: ragioni simboliche e benauguranti. Il Toro vince e Pianelli effettua il giro di campo con quella Coppa.

13 agosto ’02

Sorpresa: Christie’s metterà all’asta la Coppa a Londra, il 24 settembre. L’ex terzino granata Fossati, in cam­po nel ’71 a Genova, dichiara che Pianelli gliel’aveva regalata dopo la partita: «Poi l’ho donata a un amico».

14 agosto ’02

Il vecchio presidente nega di aver mai regalato la Coppa a Fossati (lo dirà anche ai magistrati). Comincia una lunga inchiesta di Tuttosport che scuote l’opinione pubblica. Scoperte anche clamorose: come quelle lega­te ai tanti furti di trofei del Torino.

16 agosto ’02

La Procura di Torino (pm Guariniello) apre un procedimento penale con ipotesi di reato contro ignoti. Indagi­ni a 360 gradi. Carabinieri a Londra da Christie’s. Audizioni quotidiane: “interrogati” ex giocatori e dirigenti granata, parenti, testimoni vari.

19 agosto ’02

Fossati aveva mentito ai giornalisti: ha dato lui la Coppa a Christie’s, d’in­tesa con la sua nuova convivente.

2 settembre ’02

L’ex moglie di Fossati: «A casa ho lu­cidato quella Coppa per 21 anni». Ma non saltano fuori delle prove.

3 settembre ’02

In Inghilterra i bookmakers lanciano scommesse sull’esito del giallo.
7 settembre ’02

Svolta. Tuttosport entra in possesso e pubblica una foto dei coniugi Fos­sati con la Coppa (a casa, nel ’72): la Procura ne confermerà l’autenticità. Indagini chiuse, senza reati.

24 settembre ’02

Cimminelli compra la Coppa all’asta: 40 mila sterline, circa 63 mila euro.


 

Fonte : Tuttosport : mercoledi 25 ottobre 2006 - pag. 2

 


 


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