Recensione Editoriale : Eravamo in centomila - Un secolo di derby sotto la Madonnina - Fratelli Frilli Editori


Eravamo in centomila - Un secolo di derby sotto la Madonnina -

Fratelli Frilli Editori

Autori Alberto Figliolia | Davide Grassi | Mauro Raimondi
Titolo Eravamo in centomila - Un secolo di derby sotto la Madonnina 
Collana Xenos
Formato 15 x 21
Pagine 192
Pubblicato  Novembre 2008
Prezzo € 13,50
Edizioni :  Fratelli Frilli

Il libro: Nell’ottobre del 1908, curiosamente a Chiasso, si disputava il primo Inter-Milan, la sfida che sarebbe diventata il derby italiano per eccellenza, il più giocato, il più prestigioso. Eravamo in centomila ne celebra il centenario ripercorrendo in sessantuno paragrafi la sua gloriosa storia attraverso partite famose e incontri che pochi conoscono.
Un lungo, intenso e vivace romanzo ricchissimo di aneddoti, interviste, personaggi: dai fratelli Cevenini all’immenso Meazza che segnò con entrambe le maglie, dai fuoriclasse come Nyers e il Gre-No-Li, Rivera e Mazzola, Matthaeus e Van Basten, Ibra e Kakà, a giocatori magari meno celebri ma che un’impronta, nella stracittadina, l’hanno lasciata: Smerzi, Bonizzoni, Cappellini, Belli, De Vecchi, Minaudo e tanti altri. Calcio, dunque, ma non solo.
Poesia, musica, fatti di cronaca si inseriscono spesso e volentieri nei racconti, al pari delle vicende di una città fortunata a possedere il derby. Perché la stracittadina, oltre a essere emozione allo stato puro, è anche democrazia: una sorta di bipolarismo calcistico, l’esaltazione della dialettica, della libertà. Questo libro rappresenta un sincero, appassionato atto d’amore nei suoi confronti.


Per informazioni contattare : 
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tel 010 3074224 - fax 010 3772845
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Gli autori:
Alberto Figliolia, giornalista pubblicista, allenatore di basket, direttore artistico della casa editrice Albalibri, è autore di molti volumi di poesie tra cui Una curva nel cielo, Giganti e pallonesse, Ambra ombre e van'amori, Il vino giusto, Poesiedufficio, Diapositive d'immortalità. Ha inoltre pubblicato Il mio Fabio (biografia del ciclista Fabio Casartelli), Notturni a venire. Racconti di spaesamento e Pensieri bisestili. Zibaldone ribaldo.
Davide Grassi, giornalista pubblicista, nel 2002 con Inter? No, grazie! (Limina) ha vinto il premio "Pubblicista dell’anno". Nel 2003 ha curato con Andrea Scanzi l’antologia Rossoneri comunque (Limina) e ha pubblicato La palla è rotonda? (Limina). Nel 2006 ha curato La mia guerra. Diario di un adolescente sotto le bombe (Albalibri), scritto da suo padre Paolo. Nel 2008 è uscito Rossoneri. Il manuale del perfetto casciavit (Fratelli Frilli Editori). Il suo sito è: www.davideg.it. Il suo blog è: www.davidegblog.blogspot.com
Mauro Raimondi ha esordito nel 2003. con Invasione di campo. Una vita in rossonero (Limina), partecipando poi all’antologia Rossoneri comunque. Insegnante di Storia di Milano, nel 2006 ha pubblicato CentoMilano. La città raccontata dai suoi libri (Fratelli Frilli Editori). Nel 2007, invece, è uscito Dal tetto del Duomo. L’immagine di Milano nei secoli attraverso le parole dei viaggiatori stranieri, edito dal Touring Club Italiano.

I tre autori hanno già pubblicato insieme il libro di racconti Centonovantesimi. Le 100 partite indimenticabili del calcio italiano (2005, Sep). Nel 2006 hanno inoltre partecipato alla raccolta Ogni quattro anni. Racconti mondiali (Albalibri/Em Bycicleta).

Prefazione

“Derby”, a Milano, lo scriverei tra virgolette nerazzurre da una parte e rossonere dall’altra.
Chiudo gli occhi e cerco fotogrammi stracittadini: in una domenica di nebbia vedo San Siro a due anelli, le squadre schierate e la voce storica che chiama all’appello, tra tanti volti, Sarti, Burgnich, Corso, Pelagalli, Lodetti, Trapattoni, e via così, sulle note di un boogie che segnava un’epoca. Un’altra Milano, forse, un’altra Italia?
Io non c’ero, me l’hanno raccontata la favola di Milan col coeur in man e lo chiederei ai Bedin, ai Domenghini, agli Altafini, alle facce di allora, quando per Gianni Brera avevamo “diritto di inorgoglirci per la città. In nessuna parte del mondo sarebbe possibile oggi allestire un incontro così alto di tono”.
Correva l’anno 1965, in campo non giocavano santi ma uomini, avversari sempre e di gusto, nemici credo quasi mai. Era un’altra l’etica della sfida, un gioco in cui i rossoneri erano la misura della forza dei nerazzurri e viceversa, così semplice da essere difficile da spiegare. Intorno, altra cornice, altra maniera di sfottere, di incazzarsi. Dove sei bar sport?
Il passato resta lì, indifferente, immortalato in una partita di calcio chiamata derby attraverso una foto in bianco e nero che lascia immaginare più di quel che si pensi... basta guardare gli occhi di quella gente e coglierne la bellezza, la differenza. E noi? Noi non rimpiangiamo, non c’eravamo; se qualcosa c’è stato non eravamo ancora nati, ma il racconto ci ha aperto un dubbio: e se il derby più bello dovesse ancora venire? Io, il mio, lo ascolterò alla radio dalla voce di Nando Martellini, senza anticipo né posticipo, arbitro Lo Bello di Siracusa, in campo eroi in pasta d’uomo di tanti anni di storia. Mi raccomando solo una cosa: che qualcuno inviti il signor Rivera; è da troppo tempo che non si vede a San Siro!

Gianfelice Facchetti



Ho letto con entusiasmo e interesse il libro scritto a sei mani da Alberto Figliolia, Davide Grassi e Mauro Raimondi: Eravamo in centomila. Un secolo di derby sotto la Madonnina, un testo che sicuramente si farà apprezzare dal pubblico sportivo, e non, della città milanese.
Scorrendo le pagine ho visto non solo la storia del calcio di Milano, ma anche la storia della città. Le citazioni in dialetto milanese, il richiamo ai diversi campi di gioco sparsi qua e là nel reticolo delle vie, ma anche i “soprannomi” dei vari giocatori delle due squadre, oltre agli eventi che ne hanno sancito la divisione storica, mi hanno molto colpito e dovrebbero essere anche fonte di conoscenza da parte di quel “tifo” composto di giovani che, proprio per la loro età anagrafica, non hanno ancora avuto la fortuna di conoscere in profondità la storia delle squadre milanesi, le quali, ancora oggi, infiammano i cuori generosi e sempre disponibili dei cittadini di Milano.
Noi sappiamo che gli italiani sono un “popolo di allenatori”, come sosteneva un grande giornalista sportivo, ed è altrettanto vero che gli italiani, e i milanesi in particolare, sono grandemente ancorati all’evento sportivo e lo vivono nel profondo. Per tutti noi il derby è sempre “qualcosa in più” che libera nei muscoli dei calciatori e nelle voci degli appassionati i sentimenti più vivaci e nascosti che prendono forma al momento dell’inizio della partita.
Leggendo il libro ho molto apprezzato l’intensità con cui sono descritti gli eventi dei derby. Tutto ciò ha risvegliato in me i flashback più belli della mia carriera di calciatore, ma anche tante scene e volti di personaggi con cui ho avuto la fortuna di vivere i vari momenti preparativi alle stracittadine. È proprio dei ritiri pre-partita che ho il vivo ricordo di quanto fosse importante per ognuno di noi entrare in campo concentrati e preparati, non solo per vincere ma anche per dare un degno spettacolo in quel campo bellissimo che è San Siro, La Scala del calcio.
Il terreno di gioco trasmetteva quel sano agonismo che ti faceva capire quanto fosse importante essere lì in quel momento e dare il meglio di se stessi, perché non solo la squadra ma anche tutta la società e i tifosi potessero gioire della vittoria e della giornata che si concludeva felicemente promettendo una sana settimana all’insegna degli “sfottò” simpatici agli amici appartenenti alla squadra avversaria perdente.
Proprio l’immagine dell’“umanità” del testo mi piacerebbe che rimanesse, per quanto possibile, nel cuore del lettore come il “gusto” e il significato profondo della storia dei derby che hanno e continueranno a rallegrare, o rattristare, il cuore dei tifosi. Sì, l’umanità.
Il calciatore non è un eroe o un mito, ma una persona. Un essere umano al quale è stato concesso un dono e ha avuto la passione di coltivarlo. La passione della pazienza e del sacrificio. La voglia di condividere il dono con tanti altri che ne hanno avuto uno uguale. I doni poi sono messi insieme e coordinati da un allenatore che ha il compito di renderli armonici all’interno della squadra, come un direttore d’orchestra rende i diversi strumenti suonati da persone diverse una dolce melodia da ascoltare. Così è il calcio. Una sinfonia di doti atletiche, sportive, tecniche, muscolari e umane. Uno sport che appassiona. Un momento di gioia per chiunque partecipi. Una giornata di crescita collettiva e di condivisione di quanto, ciascuno a diverso titolo, può offrire nelle due ore di serenità e partecipazione umana qual è l’evento calcistico. Ecco perché la violenza e le altre fonti inquinanti non si addicono allo sport in generale e al calcio in particolare.
Grazie, infine, agli autori del testo perché ci hanno consegnato uno strumento prezioso di conoscenza, ma anche di riflessione, affinché ogni tifoso della propria maglia di appartenenza (nerazzurra o rossonera) possa comprendere il significato dell’essere “supporter”. Non si dimentichi, in conclusione, il valore del simbolo milanese annunciato dal sottotitolo del libro: La Madonnina, cui tutti alzano lo sguardo, chiedendo protezione e sostegno, noncuranti dell’appartenenza al Biscione o al Diavolo, ma certi che la Grazia della vittoria sarà concessa a chi, nello stadio dedicato a San Siro, esprimerà non solo il gioco migliore, ma anche doti di umanità e collaborazione alla gioia di tutti.
Buona lettura.

Angelo Colombo


 


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