|
Sensazioni
estreme: è questo che l'Inter riserva ai propri tifosi. Eppure la
tifoseria interista continua a crescere, nonostante negli ultimi
anni si sia accumulata una tale serie di vicende negative da rendere
incomprensibile l’attaccamento alla maglia nerazzurra da parte di
milioni di persone. La contraddizione dell’interista appare
stridente, poiché l’oggetto della passione delude da tempo
immemorabile.
Viene da pensare che anche le delusioni – almeno certe
delusioni – possano diventare un fattore di identità.
Almeno questa è la teoria dell’autore. Che, in questi 27
racconti, si rivolge innanzitutto alle ultime generazioni, quelle
arrivate al tifo quando la Grande Inter era già oggetto di
mitologia. Quelli per cui Sarti, Burgnich e Facchetti… è pura
poesia in movimento. Quelli che hanno visto le cavalcate di
Rummenigge e le cicatrici di Ronaldo, gli appelli per Emergency e il
motorino lanciato dal terzo anello di San Siro; quelli che, un 5
maggio, hanno dovuto concludere che al peggio non c’è mai fine,
ed ora affidano a Zaccheroni le speranze già riposte in Cuper.
E tuttavia continuano a crescere. Affamati di estetica almeno quanto
di vittorie, certi interisti hanno imparato a coltivare l’attesa.
Nella certezza, ormai mistica, che il futuro sarà migliore.
L'Autore: Rudi Ghedini, Bolognese, di sinistra,
interista: in questa fase storica, si considera un “esperto di
sconfitte”. Nato il 31 ottobre 1959, laureato in Geografia presso
la facoltà di Scienze Politiche, lavora presso il Consiglio
regionale dell’Emilia-Romagna. Ha pubblicato un romanzo (Semifinale,
Theoria, 1999), un saggio (Guazzaloca 50,69%, Sossella
Editore, 1999) e un'operetta satirica su una disfatta politica assai
simbolica (Bye Bye Bologna, Punto Rosso, 2002). Collabora con
il settimanale "Carta". |
|