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In Inghilterra la chiamano,
ancora oggi, "the Cruijff Turn" perché quella giravolta
su se stesso, un’inversione di 180° effettuata toccando il
pallone di piatto, ha segnato un’epoca. Quella del Calcio Totale.
Johan Cruijff è stato un grandissimo del football. Sommando la
carriera di giocatore a quella di allenatore, forse il più grande.
Nato ad Amsterdam il 25 aprile 1947, cresce nell’Ajax e a 14 anni
vince il campionato "Ragazzi" indossando il numero 14 che
da allora diventa il suo portafortuna. Con il club di Amsterdam
vince (quasi) tutto poi, nel 1973, con un trasferimento che fa
scalpore passa al Barcellona, l’altro grande amore della sua vita,
e i catalani rivincono la Liga dopo… 14 stagioni. Ai Mondiali
tedeschi del 1974 trascina l’Olanda alla finale, persa contro i
padroni di casa in una sfida che è già leggenda. Nel 1978 si
ritira, stanco di squadre non competitive, litigi con arbitri,
compagni e allenatori, minacce di rapimento. Poi, la nostalgia e
alcuni investimenti sbagliati lo spingono al rientro. Prima nella
NASL, il campionato pro’ americano, quindi in Europa, nel Levante
(II divisione spagnola) e ancora all’Ajax che con lui ricomincia a
vincere. Dato per finito, prende cappello e fa il salto al Feyenoord,
completando con l’ennesimo "Double" il
"tradimento". A 37 anni suonati, lo stop. Il figliol torna
all’Ajax da allenatore. Lancia il suo erede, Marco Van Basten, che
alza da capitano la Coppa delle Coppe, poi riprende il volo,
destinazione Barcellona-bis. Per gli "azulgrana" inizia
una lunga stagione di successi tra cui l’agognata Coppa dei
Campioni. Nel 1991, in seguito ad un attacco cardiaco gli vengono
applicati due by-pass. Nel ’96 l’esonero, dovuto più ai pessimi
rapporti con la dirigenza che alla crisi di risultati. Da allora
Cruijff, consulente FIFA che potrebbe allenare dove e quando vuole,
si dedica ad altro, perché il calcio gli piace, "ma non quello
di oggi". Questa è la sua storia. |
VHS, durata:
56' - B/N, colore
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