Dalla miseria alla prima
macchina, dall'emigrazione al riscatto sociale, dall'emarginazione
umiliante all'esaltazione popolare, profeta in patria, in America e
nel mondo, in una continua competizione-sfida con il destino: questo
il romanzo della vita di Giorgio Chinaglia, vita tutta tessuta
attraverso prove estreme.
Ha compiuto appena sei anni quanto viene spedito dall'Italia a
Cardiff, accompagnato soltanto da una targa cucita sul petto con
l'indirizzo della sua destinazione: questo è l'inizio struggente di
un'avventura che non gli risparmia sacrifici e dolori, che ai giorni
amari fa seguire quelli gioiosi, alle delusioni le rivincite.
Una mirabolante girandola di gol, di primati e di conquiste si
potrebbe definire questa storia di un piccolo emigrato diventato
mattatore negli stadi sotto latitudini diverse, dall'Italia al
Galles, dall'Olimpico a Monaco, da Wembley al Giant's Stadium, da
Carrara a Milano, da Cardiff a Swansea, da Napoli a Roma, da Zurigo
a Stoccarda, da New York a Los Angeles, da Chicago a Pechino. Con le
bricconate, le turbolenze, i colpi d'ala, gli slanci di generosità,
le amicizie dell'anima. E, accanto ai suoi familiari, i suoi
monumentali compagni di viaggio, da Lenzini a Steve Ross, da Lorenzo
a Maestrelli, da Valcareggi a Bernardini, da Wilson a Re Cecconi, da
Riva a Rivera, da Zoff a Capello, da Toshack a Bobby Charlton, da
Pelé a Beckenbauer, in un'interminabile passerella di personaggi e
atleti del grande calcio mondiale.
Pennacchia ci racconta soprattutto la straordinaria lezione
esistenziale di un uomo che con le sue cadute, le irrinunciabili
speranze, l'innocenza e le follie è rimasto, nel mutare dei tempi e
della fortuna, fedele a se stesso.
Mario Pennacchia è
nato a Itri (latina) nel 1928. Nel giornalismo sportivo dal 1946,
redattore del «Corriere dello sport» (1946-72) e del «Giorno»
(1972-78), capo della redazione romana della «Gazzetta dello Sport»
(1978-88), consulente del Presidente della Federcalcio (1988-92),
responsabile della comunicazione della Lazio (1992-96), dirige «L'Arbitro»,
mensile dell'Associazione italiana arbitri.
Autore di storie di società sportive e di campioni, fra le quali: Storia
della Lazio (1969, 1974), Gli Agnelli e la Juventus (Rizzoli,
1985), Onesti, rinascita e indipendenza dello sport in Italia
(Lucarini, 1986), Lazio patria nostra e Pioniera del terzo
millennio (Abete, 1994 e 2000), Il calcio in Italia
(UTET, 1999).
Among the many sports champions of all time, especially of football,
it is not easy to find one like Giorgio Chinaglia who has had a kind
of romantic life: his life and career are, in fact, totally mixed
up. Since he was a child he has tried to overcome and even challenge
any situation with determination and anger. He was only six when his
grandmother put him on a train in Milan and had to reach his father
in Cardiff on his own: his father had been obliged to find a job
there in the cold and far land in Northern Europe. So Chinaglia, the
son of a poor emigrant and Chinaglia, the fooballer, grew up
together. As he could not fit in with the strict system of a Welsh
school and was at t he same time working as a kitchen boy, he tried
to redeem himself playing football.
When he was very young his grandmother used to tell him a tale about
the rainbow, which always announces the fine weather after a storm.
He will never forget this tale which will actually help him to gain
confidence: he would never feel discouraged or resigned and would
never give up. This will be his belief all his life.
He made himself a name in Wales, he became popular and won the
championship in Italy then he was successful and famous in the US.
He collected victories, records and had moments of glory but he also
went through hard times, was deceited and humiliated. Anyway he was
able to recover, to go on and win again.
Giorgio Chinaglia, the cyclonic and enthralling champion of the
three worlds, takes us along these pages by Mario Pennacchia, which
are really more fascinating than a novel.
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