«Ricordare, dal latino re-cordis, ripassare dalle parti
del cuore» ha scritto Eduardo Galeano. È ciò che vuole suggerire
questo libro-conversazione di Teo De Luigi con Adriano Sofri, per
raccontare due anni «storici», il '68 e il '78.
Una storia che Sofri affronta dalla condizione attuale di detenuto.
Ritorna sugli anni che lo videro protagonista della vita politica,
con la formazione di Lotta Continua, fino all'esperienza di
scrittore critico degli anni del terrorismo, «tragici e terribili».
Un percorso fatto senza infingimenti o ritrosie, ricco di memorie ed
episodi inediti, come inedito è il punto di partenza sollecitato
nel colloquio: riflettere su quegli anni attraverso il filtro di ciò
che ha sempre rappresentato il Calcio in Italia: termine di
paragone, o cartina di tornasole degli avvenimenti sociali e
politici del nostro Paese e non solo.
Nel 1968, la Nazionale italiana vince per la prima e unica volta il
Campionato Europeo, ma la memoria comune ne conserva un labile
ricordo. Perché? Forse la nascita del movimento studentesco, le
lotte operaie, la guerra in Vietnam, gli assassini di Martin Luther
King e di Robert Kennedy, misero in secondo piano il calcio?
Oppure, nel maggio 1978, quando la Nazionale parte per i Mondiali in
Argentina, il calcio non poteva non avvertire il clima di terribile
sofferenza del paese, segnato dalla scia di sangue lasciata dal
terrorismo e che culminò nell'assassinio dellonorevole Moro e della
sua scorta. Nello stesso momento, dall'Argentina arrivavano gli echi
della dittatura, col tragico fenomeno dei desaparecidos.
Dunque ancora un evento sportivo per «accantonare» gli orrori
della vita sociale e politica? Dunque ancora un evento sportivo per
«accantonare» gli orrori della vita sociale e politica?
Oggi, le riflessioni di Adriano Sofri partono direttamente dal
campetto del carcere, che lo vede, fra l'altro, misurarsi
attivamente col gioco del calcio. «Giocare a pallone è una delle
cose che mi posso concedere perché sto in un posto da pazzi come
questo». E le immagini che documentano il racconto, testimoniano
una volta di più la sua volontà e vicinanza al pensiero
pasoliniano, quando sostiene: «Voglio parlare delle cose che so,
che ho vissuto e vivo».
Teo De Luigi, autore e regista, riminese, ha collaborato
con Sergio Zavoli dal 1987 al 1999 (da «La notte della Repubblica»
a «Viaggio nel calcio»). Attualmente collabora con Sky realizzando
documentari per «Sky racconta». È il suo primo libro. |